La Carta d'Adesione all'A.C. rappresenta il proprio "Sì" ad un progetto di vita.


          Sono ormai 140 anni che l'Azione Cattolica ribadisce con insistenza e coraggio che appartenere a quest'Associazione non significa soddisfare il bisogno di essere riconosciuti, di sentirsi parte di un gruppo, di una comunità, di avere un ruolo o chissà cos'altro ancora.

           Sono 140 anni, tanti sono passati dalla sua nascita, che l'AC propone con semplicità e fermezza un'idea: aderire all'AC significa conoscere un'esperienza formativa permanente dove il Signore è posto a fondamenta e prospettiva dell'esistenza, in cui scoprire il senso e il valore della laicità nella Chiesa, nello sforzo, mai semplice e sempre nuovo, di coltivare la dimensione della corresponsabilità, convinta che questa è la strada e la sfida dei nostri tempi. Si tratta di aderire ad un progetto di vita che il Signore ci chiama a scoprire e che i cammini formativi dell'AC aiutano a comprendere perché sollecitano la conoscenza di sé, il confronto con la Scrittura e con gli altri. 140 anni di vita sono pochi se si pensa alla lunga storia della Chiesa, sono davvero molti se invece pensiamo all'evoluzione e all'affermazione delle aggregazioni laicali cattoliche. La scelta religiosa come opzione di fondo rimane sempre alla base della proposta educativa dell'AC, ma credere che questa la esaurisca è sbagliato perché tale scelta è la fonte inesauribile del cammino che il laico, nella sua vita secolare, dovrà compiere, divenendo capace di coniugare fede e vita senza ambiguità.

          Le Associazioni parrocchiali hanno concluso il rinnovo delle responsabilità associative che, in modo democratico, si sono svolte in queste ultime settimane. Se non fossero chiari nel cuore e nell'animo degli aderenti i principi appena espressi, tale passaggio sarebbe solo un atto tecnico - amministrativo, ma c'è molto, molto di più dietro questa attività che si ripete da 140 anni: si tratta di un momento formativo che si apre e si conclude nella preghiera, è un momento in cui si chiede al Signore di accettare la nostra umile opera per compiere la sua volontà.

          È un atto d'amore e di riconoscenza verso Gesù, un atto di servizio che ha in sé la dimensione della progettualità e della vera e umile partecipazione ad una grande missione. E quindi la riaffermazione di un impegno: essere testimoni del Signore risorto e comunicare con gioia il Vangelo sapendo che questo solo può dare risposta ai desideri più autentici dell'uomo di oggi. Da queste pagine quindi un profondo e sincero ringraziamento a tutti coloro che nell'ultimo triennio hanno ricoperto cariche associative e educative, grazie per essere riusciti a trovare un equilibrio tra le giuste e legittime esigenze personali e familiari e quelle legate alla testimonianza delle fede in termini associativi secondo ruoli e responsabilità ben definite.

          Grazie per aver capito che non ci si impegna in AC perché "non ho nient'altro da fare" o perché "ho del tempo libero", ma ci si dedica all'evangelizzazione e alla trasmissione delle fede tramite l'Associazione trovando il tempo anche quando sembra difficile, organizzandosi e responsabilizzandosi con sacrificio e impegno sapendo che è possibile individuare il giusto equilibrio tra le diverse esigenze che la vita ci chiama a vivere in pienezza.

          Da queste pagine un grazie anche ai nuovi responsabili parrocchiali che oggi iniziano un cammino importante che durerà almeno tre anni, nonché un augurio: prima di tutto il Regno di Dio, affidandosi e offrendo al Signore i pochi e assolutamente inadeguati pani e pesci che abbiamo in noi, Egli penserà a moltiplicarli.

A cura di Alessio Valloni - presidente diocesano