L’UOMO CAMBIATO DAL VANGELO
 
di GIOVANNA RUGGERI *
 
Dal cuore di ciascuno di noi nasce il desiderio di condividere: questo significa che una vita donata sul serio è anche una vita condivisa, e ciò non può che generare un’esistenza felice e piena. Condividere un frammento della mia vita significa condividere il Tutto che dà il senso più vero a quel Frammento. Con tutta la ricchezza e la novità dei suoi doni lo Spirito offre a ciascuno lo spazio per scoprire la propria vocazione, esprimere la propria originalità ed esercitare il proprio servizio. Viviamo come frammentati, divisi spezzati in tanti “episodi” che crediamo compongano la nostra vita: moltiplichiamo le esperienze in tutti gli ambiti; quello affettivo, lavorativo, scolastico, ecclesiale, sociale… Spesso “cambiando bandiera”, perdendo di vista l’unica esperienza che ci cambia davvero: l’appartenere a Lui, decidendo chi siamo e dove donare, legandoci a qualcuno/qualcosa che ci appartenga veramente. Per questo i doni si “celebrano” nella ferialità della vita di ogni giorno. Da qui nasce la necessità di scoprire i doni particolari di cui ciascuno di noi è portatore.
L’uomo cambiato dal Vangelo non si nasconde nell’anonimato, ma riconosce e difende fino in fondo la propria unicità. Allo stesso tempo, però, sente la passione della comunione e non fa della sua originalità un motivo per dividere, per opporsi o per elevarsi sopra gli altri, ma ne fa un dono per tutti , un servizio per la crescita comune e tuttavia non cammina da solo, ma con gli altri. L’uomo cambiato dal Vangelo volgendo lo sguardo sempre verso la croce pasquale di Gesù, non vive per sé stesso, nella difesa quasi egoistica della propria vita, ma nel dono di sé. I doni, scoperti e…condivisi, conducono alla celebrazione della vita, all’evento principale della nostra esistenza: l’Eucaristia, sacramento della vita di Dio per noi, luogo della condivisione della ricchezza dei doni di cui ciascuno di noi è portatore per dono dello Spirito Santo.
Ma per sperimentare forme sempre nuove di condivisione, dobbiamo fare anche della nostra vita associativa un luogo in cui si disegna il “noi” della speranza. Per questo c’è bisogno di educatori sempre più generosi, che mettano realmente a servizio della crescita dei più piccoli tutti i loro talenti.
* responsabile diocesana ACR