In questo preciso momento storico si avverte qualcosa di grande ed eccezionale che deve accadere. Sembra quasi di respirare aria di vigilia, di rinnovamento. La percezione, anche solo latente, è quella di trovarsi ad un crocevia della storia. Nonostante un clima di diffusa sfiducia, di dibattiti culturali che nella società alimentano un clima di paura, mascherato dall’esigenza di sicurezza, che rischia di oscurare l’idea stessa di bene comune, eventi importanti si spalancano all’orizzonte. Grande ne è l’attesa, così come forte se ne avverte la speranza. È qualcosa di misterioso, che pur se non sappiamo spiegare, tuttavia, non possiamo neppure negare. Si intravede la novità, l’espressione di questa speranza, che nasce in ciascuno di noi, e che si svela nella continua tensione che, al contempo, mostra la forza interiore e la fragilità esteriore, la grandezza di ciò che ci oltrepassa, perché infinitamente alto, e la miopia che ciò che ci ripiega su noi stessi e ci aggroviglia sulla nostra mediocrità. Eppure la ricerca del divino possibile ci spinge ad andare avanti, ad osare, a cercare di toccare con mano, qui ed ora, nella nostra storia, immersi nella terra a cui tutti apparteniamo, la smisurata gioia che può venire dall’incontro con Dio.
Cosa dobbiamo fare dunque? Quale sarà il compito che ci viene affidato? La nostra missione? Nella ricerca della sintesi tra ordinario e straordinario, tra materiale e spirituale, si esprime il cimento di noi cristiani. Riconoscersi e confermarsi cittadini del Vangelo, ma anche cittadini del mondo, nell’impegno quotidiano, ci carica della duplice responsabilità di testimonianza innanzi a Dio e agli uomini. Raccogliamo, dunque volentieri l’invito che Benedetto XVI ha rivolto ai quasi 150 mila soci dell’Azione Cattolica riunitisi il 4 maggio in Piazza San Pietro di saper allargare gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell’intelligenza, sia nell’ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in quello di una ricerca più elaborata e riflessa «….in una Chiesa che chiama all’eroismo della santità, rispondete senza timore, sempre confidando nella misericordia di Dio».
Ecco quindi le ragioni dello sperimentare nuove forme di annuncio di Cristo, l’annuncio della fede da cui tutto prende significato, con entusiasmo, coraggio e fiducia, rassicurata dallo spessore di tutto ciò che abbiamo ricevuto per grazia, nel dinamismo che contraddistingue i laici e che resiste alla idea di immobilismo di chi vuole conservare il proprio potere. Tornare alla radice del senso puro della fede, ma non per rifugiarsi in un lido sicuro, ma per comprendere da dove ripartire con rinnovato slancio a seminare, senza la pretesa di vedere germogliare o raccoglierne i frutti, è la nuova frontiera carica di speranza. E raccogliere anche la sfida lanciata dal nostro Vescovo nella lettera “Ora vi precede in Galilea”: uno stimolo ad essere ancora testimoni nelle pieghe della storia. I giovani, la famiglia, la formazione culturale e cristiana delle coscienze, che conduce alla crescita globale della persona, la comunione ecclesiale: questi i mari sempre nuovi da esplorare, la Galilea in cui fare ritorno.
* presidente diocesano AC